Preghiera del tramonto

Arriviamo all'orfanotrofio di Idiofe al tramonto, mentre i bambini stanno cenando. Sono tanti, almeno 70, dai 7 ai 18 anni. Il refettorio è uno stanzone enorme, spoglio, con qualche tavolo e qualche panca. La fioca luce dell'unica lampadina ad energia solare va e viene, lasciandoli ogni volta nel buio totale. Così escono fuori col loro piatto e mangiano per terra, sotto uno spicchio di luna che non riesce ad illuminare i loro volti, le mani impastate di erba secca e fagioli.

Dopo cena pregano fuori, nel buio. Si siedono per terra, tutti insieme, rivolti verso il sole già tramontato e cantano...

E' difficile raccontare l'emozione di ascoltarli. Non so se sia l'atmosfera, il buio, il loro trasporto, l'intensità di tutte quelle voci... ma c'è qualcosa che ti attraversa e ti fa vibrare. Sono potentissimi.

Winnie lega tutte le voci in una sola, come il filo di una collana. Altri suonano i tamburi. Il buio è totale, nero, assoluto. Siamo immerse in un coro di preghiere senza vedere niente attorno, e siamo semplicemente ammutolite dall'energia che scorre nell'aria.

Qualcuno si preoccupa per i nostri inutili occhi di occidentali e dopo un po' porta una lampada a petrolio. Ora li vediamo in volto. Sono concentrati, gli occhi chiusi, traboccanti intensità. Poi smettono di cantare e cominciano a pregare, tutti insieme ad alta voce. Ciascuno le sue parole, la sua preghiera, con toni di voce sempre più alti, ognuno a sovrastare quella dell'altro.

Una totale assenza di sintonia, ma un suono così potente da sembrare una specie di incantesimo.

In questo momento, nella mia condizione di atea bianca e privilegiata, mi sento triste e mutilata, deprivata di emozioni che non potrò mai provare.

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